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Giovanna Cuatto e la Valgioie che fu
“Un paese ci vuole”. Non si può dirlo meglio di Cesare Pavese, in quel celebre passo de “La luna ed i falò”, in cui ci dice che esso occorre per sapere che “nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo”. Più intensamente, “per non essere soli”. Ed è il paese “luogo dell’anima”, spazio in cui si è imparato, per dirla ancora pavesianamente, “il mestiere di vivere”. Il paese fatto di volti, di storie, di un alfabeto di emozioni, della trasmissione di un senso che passa dalle parole ma ancor più dai gesti, dagli sguardi che la generazione precedente consegna alla successiva. Impastando un popolo, edificando una storia. Un paese che non è, che non è plausibilmente possibile non sia, meno di questo è il Valgioie (Vogin) che Giovanna Cuatto affida alle pagine del suo “Valgioie, ‘n vir a j’ere” (Lazzaretti Editore, pagg.160, 15 euro). Quadri freschi, di uno ieri che non sa di muffa ma ha il gusto forte ed intenso delle cose passate non invano. Non della nostalgia a buon mercato, piuttosto la virilità e la poesia schietta che sa offrire chi faccia della memoria non un rito ma un compito esistenziale. Un libro che racconta la vita di un tempo, storie e personaggi, la fatica e la fede intensa di chi aveva la saggezza profonda della semplicità. Un libro agile, intenso, vivo. Un libro che ci consegna anche un piccolo vocabolario della parlata valgioiese, che ha commosso chi, come chi scrive, vi abbia riconosciuto suoni amici, i termini dei nonni che così ci hanno insegnato a chiamare le cose del mondo e della vita. Un libro che si legge rapido, ma a cui si sente la voglia di tornare, per catturarne ancora una sfumatura. Per riconoscerci il passato della propria famiglia, quelle fatiche che ci hanno permesse di essere chi e come oggi si è. Un libro che si offre anche a chi Valgioie la conosce o pratica da poco, per capire ciò che fu e aprirsi, intensa parte finale, al sogno di ciò che potrebbe diventare, aprendosi al domani investendoci il bello del passato. Un libro che, come bene scrive nella sua prefazione il sindaco on. Osvaldo Napoli, “racconta sì di un preciso borgo, ma che in fondo racchiude buona parte delle tradizioni popolari piemontesi e le racconta attraverso l’inconfondibile penna dei ricordi e delle emozioni”. Un libro che vale la pena leggere.
Marco Margrita
Questo libro è in vendita presso la Bibiloteca di Valgioie al costo di € 15,00
L'autrice Giovanna Cuatto